Impianti dentali per chi non ha osso – Seconda parte

Impianti dentali per chi non ha osso – Seconda parte

 Perdita di osso che interessa 2-4 denti

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di interventi che interessano un’area senza osso pari a un solo dente. Questa situazione risulta piuttosto gestibile, ma se dobbiamo riabilitare un’area maggiormente estesa – all’incirca dell’ampiezza di 2-4 denti – è necessario valutare alcuni aspetti in maniera più approfondita.

Nel dettaglio, diventa essenziale distinguere tra interventi che riguardano l’arcata superiore e interventi mirati, invece, all’arcata inferiore, nonché tra settore anteriore e posteriore della bocca, ognuno dei quali presenta particolarità che possono rendere particolarmente complessa la risoluzione del problema.

Leggi anche: Impianti dentali per chi non ha l’osso

 

 Interventi nell’arcata superiore, settori posteriori

Possiamo individuare quest’area come quella che si estende posteriormente ai canini (il canino è il terzo dente partendo dalla linea mediana). In questa sede, troviamo una struttura anatomica che spesso rende difficile – se non impossibile – inserire degli impianti: si tratta del seno mascellare, una cavità comunicante col naso, della quale non si conosce la funzione, ma che, se invasa accidentalmente, può provocare sinusiti importanti, tanto da richiedere la rimozione degli impianti.

Quando manca l’osso in quest’area, una delle possibili soluzioni è rappresentata dal rialzo del pavimento del seno mascellare.

 

 Rialzo del pavimento del seno mascellare

  1. Quando si può eseguire? Purtroppo non si può sempre effettuare il rialzo del seno mascellare, poiché, se il seno è molto largo e piatto, l’osso che verrà innestato non potrà ricevere sufficiente nutrimento dalle pareti povere di vasi sanguigni e quindi l’innesto fallirà. Per chiarire meglio il concetto: immaginate di avere un giardino profondo 30 metri, dove ci sia solo un rubinetto fisso per l’irrigazione che però permette di irrigare soltanto i primi 10 metri di terreno. Ci dobbiamo sorprendere se d’estate l’erba oltre questo limite muore?
  2. Quale materiale si può usare per questa procedura? Innanzitutto bisogna chiarire che il materiale che si innesta serve solo per permettere al nostro organismo di “mangiarselo” e sostituirlo con un osso nuovo: non servirà per sostenere gli impianti e quindi più il materiale è simile al nostro osso, migliore sarà il risultato.

I materiali che si possono utilizzare sono tre: a) osso del paziente prelevato da un’altra zona; b) osso di banca (osso umano proveniente da donatori e raccolto dalle banche dei tessuti che controllano la sicurezza del materiale; c) osso prodotto industrialmente, derivato da osso bovino, suino o equino.

Chiaramente il materiale migliore è il nostro osso, ma non sempre è agevole prelevarne a sufficienza e, inoltre, si avranno sempre due sedi chirurgiche: una per il sito del prelievo e una per la zona dove l’osso dovrà essere innestato.

In alternativa, il materiale consigliato è quello di banca, acquistabile nella quantità necessaria e che, essendo molto simile al nostro osso, può facilitare il fisiologico processo di sostituzione.

Infine, il materiale meno utile, anche se molto usato, è rappresentato dall’osso industriale, il quale di rado viene sostituito completamente dal nostro organismo, anzi, spesso rimane nella sede per moltissimi anni, senza ricreare quella rigenerazione del tessuto osseo mancante per poter poi “accogliere” adeguatamente gli impianti.

  1. È doloroso? Trattandosi di una procedura molto più complessa e lunga di un normale inserimento di un impianto in una sede naturale, ci si deve aspettare un percorso post-operatorio moderatamente doloroso e con un gonfiore più accentuato. Ma naturalmente le mani del chirurgo faranno la differenza.
  2. Dopo quanto tempo si possono inserire gli impianti? Se il materiale è uno dei primi due sopra elencati, dopo circa 3-6 mesi dall’innesto, in generale, si può procedere all’inserimento, ma l’attesa varia molto anche in base alla dimensione dell’innesto, quindi non può esistere una risposta univoca.

 

 Probabilità di successo

In linea di massima, le procedure di rialzo di seno mascellare presentano un’elevata probabilità di successo, anche se ad oggi non sussistono evidenze scientifiche che avvalorino la tesi di una percentuale di riuscita superiore all’80%.