Apnea del sonno e danni cerebrali

Apnea del sonno e danni cerebrali

È proprio vero che dormire bene ci mantiene giovani. E non solo fuori ma anche “dentro”. Non è un mistero che il cattivo sonno sia il nemico di una pelle liscia e senza rughe, ma quanti sanno che accelera anche l’invecchiamento cerebrale e il declino delle nostre facoltà cognitive

La risposta è “non abbastanza”, o altrimenti i disturbi del sonno non sarebbero ancora così ignorati e/o sottovalutati. In particolare, studi scientifici dimostrano come le OSAS o apnee ostruttive del sonno siano associate a un alto rischio di malattie, mortalità (3 volte più elevato) e deterioramento della materia bianca del cervello. Vediamo in cosa consiste questo disturbo del sonno che si stima colpisca più di 12 milioni di italiani di cui, però, solo il 2% riceve i trattamenti necessari. 

Cosa sono le OSAS?

Le OSAS (dall’inglese:  Obstructive Sleep Apnea Syndrome), chiamate anche apnee notturne, sono un disturbo respiratorio del sonno caratterizzato da pause respiratorie di più di 10 secondi che nei casi più gravi possono riprodursi anche 70-80 volte all’ora. Queste pause sono dovute al collasso delle vie aeree anteriori che impedisce all’ossigeno di affluire ai polmoni e di essere poi distribuito nel resto del corpo. Allo stesso tempo, aumentano i livelli di anidride carbonica, così come la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, a causa dello sforzo richiesto al cuore per riprendere a pompare l’ossigeno in seguito all’interruzione respiratoria. 

Sebbene le apnee notturne non provochino la morte improvvisa delle persone durante il sonno, sono pericolose soprattutto per due ragioni. Da una parte perché i continui risvegli interrompono il naturale ciclo del sonno, e dall’altra perché si verifica un’infiammazione del corpo e del cervello che può portare il sangue ad addensarsi e a dei cambiamenti nei vasi sanguigni che ne limitano l’apporto al cervello. 

Accorgersi di soffrire di OSAS non è così scontato, a tal punto che l’80% di persone sono ignare di esserne affette.  L’OSAS è più frequente nella popolazione adulta con più di 40 anni negli uomini o più di 50 nelle donne e in presenza di alcuni fattori di rischio come: 

  • Obesità
  • Sovrappeso
  • Malattie metaboliche
  • Diabete
  • Malattie cardiovascolari

Inoltre, ci sono alcuni segnali e sintomi che dovrebbero indurci a fare ulteriori accertamenti: 

  • Russamento rumoroso
  • Sonnolenza diurna
  • Cefalea al mattino
  • Stanchezza cronica
  • Alterazione della memoria
  • Irritabilità e sbalzi d’umore

OSAS e invecchiamento precoce

Uno studio realizzato nel 2023 da ricercatori del Minnesota e ripreso dal canale di notizie CNN ha rivelato che le apnee del sonno possono causare delle lesioni al cervello e in particolare alla materia bianca, responsabile di formare le connessioni tra i neuroni e il resto del sistema nervoso. La materia bianca si trova all’interno della corteccia cerebrale, nei nervi ottici, nel tronco encefalico e nella parte esterna del midollo spinale. 

Ciò avverrebbe a causa della riduzione del tempo di sonno profondo, chiamato anche “sonno a onde lente”. Il ciclo del sonno è strutturato in modo tale che ogni fase sia funzionale al nostro benessere. Quella del sonno profondo è la terza fase ed è importante perché è il momento in cui il corpo si rigenera a livello cellulare riparando i danni generati dall’usura della giornata e in cui si consolida la memoria di lungo termine. I microrisvegli provocati dall’OSAS ci impediscono però di raggiungere questa fase o di rimanerci a lungo. Si calcola che a un 10% di sonno profondo in meno corrisponde un invecchiamento cerebrale di 2,3 anni che si traduce in una maggiore difficoltà di processare informazioni, ricordare e prestare attenzione.  Ma le complicazioni non finiscono qua perché oltre al deterioramento della materia bianca, l’aumento della pressione sanguigna di cui abbiamo già parlato ha un impatto sul metabolismo e facilita l’insorgenza di malattie vascolari tra cui la demenza vascolare, il secondo tipo più comune di demenza dopo l’alzheimer. 

Come diagnosticare l’OSAS

Secondo alcuni studi le lesioni alla materia bianca e il declino cognitivo che ne consegue sarebbero reversibili grazie a trattamenti appositi per apnee notturne. Tuttavia, la cura migliore è ancora una volta la prevenzione e agire prima che i danni siano troppo ingenti. Sebbene i sintomi già menzionati aiutino ad avvicinarsi a una diagnosi, la risposta definitiva si può ottenere solo con la polisonnografia, un test diagnostico che registra tutte le informazioni sui movimenti degli occhi, le gambe e le attività cerebrali del paziente mentre dorme e che oltre a comprovare la presenza dell’OSAS indica anche il numero di apnee che si verificano in un’ora (e dunque il grado di severità della sindrome). Questo esame è essenziale per individuare la migliore terapia, non è invasivo e non presenta rischi, si può eseguire sia a casa che in regime ospedaliero. 

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